Il cosiddetto Arco Borbonico, non era certo uno dei manufatti più rappresentativi della nostra storia, né particolarmente influente da un punto di vista artistico. Il suo crollo però, è un valido esempio di cosa non funziona nella tutela del nostro patrimonio. A distanza di anni, scopriamo che non ci sono responsabili, nonostante tante segnalazioni, tra cui le mie, agli organi competenti. L’arco, che a detto di tutti i soggetti coinvolti doveva essere ricostruito in tempi record, è ancora lì, distrutto. Escludendo la messa in sicurezza, in questi anni nulla si è mosso.
Mercoledì 20 gennaio alle ore 18.30 si terrà il webinar “l’arco borbonico ed il patrimonio a rischio” organizzato dall’Associazione Culturale Musae. Intervengono il Professor Alessandro Castagnaro, Università Federico II e Presidente di ANIAI Campania, e la Professoressa Renata Picone, Direttrice della Scuola di Specializzazione in beni architettonici e del Paesaggio dell’Università Federico II. Introduce e modera Francesco Carignani, Consigliere della Municipalità 1 di Napoli.
Nella giornata di ieri è crollato il cosiddetto arco borbonico, conosciuto anche con il nome di “chiavicone”. Come spesso succede abbiamo visto accuse generiche sulle responsabilità. Non è mia intenzione difendere qualcuno o fare un processo sui social ad altri, ma credo sia giusto informare i cittadini in maniera chiara e con i documenti ufficiali. Altrimenti si rischia che, come spesso succede, le responsabilità sia di tutti… ed alla fine di nessuno!
1) Come si evince dai documenti allegati, già lo scorso maggio la Soprintendenza aveva imposto ad Autorità Portuale lavori di messa in sicurezza e restauro definendoli urgenti ed improcrastinabili.
2) A distanza di mesi l’Autorità Portuale aveva provveduto soltanto a mettere in sicurezza l’arco, evidentemente non in maniera efficace. Nei miei precedenti post vi avevo mostrato le mie richieste ufficiali di chiarimento agli interessati sul perché i lavori non fossero mai partiti, rimarcando l’urgenza dell’intervento.
3) Il documento della Soprintendenza (dello scorso maggio) imponeva ENTRO 30 GIORNI la presentazione di un progetto esecutivo per il restauro. Soltanto pochi giorni fa il Presidente dell’Autorità Portuale mi informava di una riunione dopo l’epifania per discutere del progetto con la Soprintendenza. Come mai si è aspettati tutto questo tempo?
4) Cos’era la struttura? Piccolo molo del XVIII secolo per approdi, nell’800 ingloba anche uno scarico fognario della zona. Da cui il nome “o’ chiavicone a mmare”
5) E’ una perdita importante? Non si trattava di un’opera d’arte fondamentale, ma era comunque una importante testimonianza di epoche passate, che andava assolutamente tutelata dalle incurie e dal tempo. Il documento della Soprintendenza parla di “eccezionale valore storico-artistico”. E’ come ci chiedessimo se a Pompei sono importanti le strade ed i muri degli edifici: certo! Sul gruppo Napoli Retrò si trovano interessanti foto di com’era la struttura prima della costruzione di via Partenope, che ne ha inglobato buona parte.
6) Nonostante la situazione fosse molto chiara, le autorità competenti hanno aspettato fino al crollo della struttura.
7) come al solito non ho intenzione di fermarmi qui e vi aggiornerò sui futuri sviluppi
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